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Il segreto di una vita talentuosa
Leopoldo Armellini (direttore del conservatorio Cesare Pollini di Padova) ,
Il Padova

Parlare del talento richiede senso di responsabilità e una buona dose di sobrietà. In effetti gli uomini non sono tutti uguali, per nascita e percorso di vita, per il contesto in cui si sono sviluppati, per gli avvenimenti spesso accidentali che hanno condizionato il manifestarsi delle doti con cui sono venuti alla luce. La recente scomparsa del violoncellista padovano Enrico Egano mi ha fatto a lungo riflettere su cosa sia veramente il talento in un essere umano. E sono giunto alla conclusione che un'importante caratteristica del talento è la volontà di condivisione.

Tempo fa lessi il primo cerchio, di Aleksandr Solženicyn, e mi rimase molto impressa l'affermazione che "un uomo d'ingegno sa di possedere sempre molto e non si rammarica di dover dividere con altri". Il concetto è molto potente, esiste un'umanità che vive in una dimensione ordinaria, di mantenimento, a guardia di quel poco che ha o che crede di avere. Ci sono poi le persone straordinarie, e non sono poche, che sono consapevoli di ciò che sono, di ciò che hanno a disposizione e dell'obbligo che percepiscono di portare a compimento i doni che hanno ereditato. Senza compromessi, vanità o egocentrismo. Un quieto, sereno ma impellente bisogno di manifestarsi non solo per sé stessi ma anche per l'insieme di cui sono parte.

Enrico Egano ci ha lasciato la scorsa settimana, dopo oltre vent'anni di sofferenze che la sclerosi multipla ha inciso sulla sua carne ma non sul suo spirito. Egli era un insolito connubio di doti umane e musicali anche se ciò che più ricordo di lui è ilsenso di levità nei rapporti umani e quel senso di autoironia tipico di chi è molto presente a sé stesso. Mi rendo conto che è difficile pretendere che un semplice musicista sia conosciuto come lo sono gli attuali divi dello show-business, molto spesso privi di un reale talento e quindi troppo effimeri per assumere ilruolo di modello. Il vero talento, come quello di Enrico, dà frutti permanenti nel ricordo degli amici che, come me, lo hanno molto ammirato e nella professionalità dei suoi studenti che da lui hanno ricevuto tanto perché ciò che aveva da condividere era ildono prezioso di un talento ai massimi livelli. Giù il cappello.

 

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